GIOVANNI ANDREA DE FERRARI RESTITUITO

21 FEBBRAIO - 3 MAGGIO
GIOVANNI ANDREA DE FERRARI RESTITUITO
Lo straordinario corpus di opere della Ligustica
A cura di Giulio Sommariva

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La mostra

Tra le opere che nelle collezioni storiche dell’Accademia Ligustica illustrano la grande stagione del Seicento genovese, spiccano, per numero, per pregio, e anche per dimensioni, i nove dipinti – otto tele e un olio su rame – di Giovanni Andrea De Ferrari.

Si tratta di opere giunte in Accademia con modalità diverse: monumentali pale d’altare provenienti da chiese soppresse e demolite, come nel caso della Adorazione dei pastori, già sull’altare della cappella del Rosario nella chiesa di San Domenico, o della tela Un Santo resuscita un muratore caduto, già conservata nella distrutta chiesa benedettina di San Benigno di Capodifaro, o frutto di donazioni di munifici mecenati, come La famiglia di Giacobbe, dono del marchese Brancaleone Negrone, o il Martirio di Santo Stefano, dono del pittore Francesco Gandolfi. Unica eccezione L’ebbrezza di Noè, acquisita dall’Accademia nel 1831 per una somma di 400 lire.

Se nel tempo talvolta le attribuzioni di alcune opere hanno conosciuto oscillazioni in favore di Orazio De Ferrari, L’Adorazione dei pastori, o di Domenico Fiasella, Un Santo resuscita un muratore caduto, e Il sacrificio di Isacco, o di una solo parziale autografia, oggi la critica è concorde nel restituire a Giovanni Andrea l’intero nucleo delle opere esposte.

Il corpus di dipinti illustra esemplarmente la produzione dell’artista negli anni della sua maturità, nel terzo e quarto decennio del secolo, allorché, libero dai condizionamenti legati alla formazione nella bottega di Bernardo Strozzi, dal quale aveva tratto la lezione di un colore ricco e corposo, adotta un linguaggio più pacato e disteso. Ne scaturisce un linguaggio pittorico che rivela un “abbandono al sentimento del vivere e al piacere del rappresentare”, un linguaggio ricco di morbidezze e di delicati passaggi chiaroscurali, nel quale emergono forti suggestioni vandichiane, soprattutto nell’uso di un colore a velature, ma anche echi da Fiasella o da Gioacchino Assereto, reinterpretati in una nuova dimensione narrativa.

Forte è infatti la ricerca di un racconto coinvolgente per il riguardante: straordinaria è la figura del fanciullo elegantemente vestito di nero – un innegabile ritratto – che, nel Miracolo del muratore caduto, volge lo sguardo direttamente a chi osserva il dipinto; o ancora Esaù che ha ancora la lancia della caccia ed ha appoggiato la fiasca sul tavolo, così come Giacobbe stringe bene la mano del patto, prima di concedere il piatto di lenticchie al fratello. Così come, ancora nel Miracolo del muratore caduto, gli attrezzi da lavoro spiccano in primissimo piano, accanto al cadavere riverso a terra, fulcro della drammatica composizione, per aggiungere pathos alla scena.

Un’attenzione al dettaglio che lo induce spesso a soffermarsi su brevi brani di natura morta e sulla realtà più vera delle cose, come nello splendido cesto di uova abbandonato a terra davanti alla paglia della mangiatoia nella Adorazione dei pastori. 

Una conferma delle parole del suo primo biografo, Raffaele Soprani, che nel 1674 scriveva: “era questo virtuoso veramente Pittore universale, esperimentato in tutto avendo egli pennelleggiati paesi con maniera molto vaga, e diletevole, e fiori, frutti, animali, figure piccole e grandi, e componimenti di qualsivoglia historia, portata alla maggiore eccellenza dell’arte”.

→ Cartella stampa “Giovanni Andrea de Ferrari Restituito: lo straordinario corpus di opere della Ligustica” (32 MB)